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Gabriele d'Annunzio. (pagina 3)    D'ANNUNZIO  FOTO

LA PRIMA GIOVINEZZA A PESCARA

1863 - 1891

Nasce a Pescara il 12 Marzo 1863 da Francesco D'Annunzio e Luisa de Benedictis. Il cognome D'Annunzio é assunto dal padre per mezzo dello zio adottivo: un nobile marchigiano. Gabriele é il terzogenito di cinque fratelli, lo precedono Anna ed Elvira e dopo di lui vengono Ernesto ed Antonio; degli amici e delle amiche é il signore e padrone assoluto, perché vanta il privilegio e l'intelligenza nei confronti dei primi, e una spiccata precocissima capacità amatoria nei confronti delle seconde. Il padre vuole assicurare al figlio un'educazione adeguata e conforme alla sua innata intelligenza. Nel 1874 il padre lo iscrive al reale collegio Cicognini di Prato, costoso convitto dove si studiano i classici secondo i dettami della recente riforma Casati. La sua é una figura di allievo irrequieto, ribelle e insofferente alle regole collegiali, ma studioso, brillante, intelligente e deciso a primeggiare. Nell'estate del 1878 rientra a Pescara per prepararsi privatamente all'esame di licenza ginnasiale conseguita a Chieti ; nel novembre dello stesso anno accompagnato dal padre, prima di rientrare a Prato, si ferma a Bologna, dove, presso Zanichelli acquista alcuni volumi, tra cui «Le odi barbare» del Carducci; la suggestione scaturita dalla lettura dell'opera,

 

 

 

 

favorisce il suo esordio poetico. Nel 1879 scrive una lettera al Carducci, nella quale chiede di poter inviare al «gran vate» della poesia italiana, alcuni suoi versi; nello stesso anno a spese del padre pubblica l'opera «Primo Vere» presso la tipografia Ricci a Chieti, che viene però sequestrato ai convittori del Cicognini per i suoi accenti eccessivamente sensuali e scandalistici; il libro fu però recensito favorevolmente dal Chiarini sul «Fanfulla della domenica». In occasione della seconda edizione del libro, avvenuta nel 1880, fece precedere l'opera dall’annuncio della sua morte per una caduta da cavallo.La sera del 27 giugno del 1881, lascia il collegio dei Cicognini, e al termine degli studi liceali consegue la licenza d'onore; ma fino al 9 di luglio non torna a Pescara. Si ferma a Firenze, da Giselda Zucconi, il suo primo vero amore, la Lalla del canto nuovo, figlia di Tito, un docente in lingue estere del Cicognini ; la passione per «Lalla» ispirò i componimenti di «Canto Novo». Conseguita la licenza liceale, trascorre le vacanze a Francavilla al mare insieme al padre con il pittore Francesco P. Michetti, il musicista Paolo Tosti e lo scrittore Costantino Barbella un sodalizio, in cui l’ arte era protagonista. Nel novembre 1881 D’Annunzio si trasferisce a Roma per frequentare la facoltà di lettere e filosofia, ma si immerge con entusiasmo negli ambienti letterari e giornalistici della capitale, trascurando lo studio universitario. Collabora al Capitan Fracassa e alla Cronaca Bizantina di Angelo Sommaruga e pubblica qui nel maggio 1882 il «Canto Novo» e «Terra Vergine». Rientrato a Roma dalla Sardegna, dove si è recato con Pascarella e Scarfoglio per conto del Capitan Fracassa, il giovane Gabriele si dedica freneticamente alle avventure mondane desideroso di rinnovare anche la propria cultura. E’di questo periodo l’ Intermezzo di rime tacciato di immoralità dalla critica. Questo  è anche l'anno del suo matrimonio, spentosi infatti il suo more per Giselda, sposa il 28 luglio 1883, la duchessina Maria Altemps Hordouin  di Gallese, figlia dei proprietari di palazzo Altemps, di cui il giovane D'Annunzio frequentava assiduamente i salotti. Il matrimonio è osteggiato dai genitori di lei, ma viene ugualmente celebrato dopo curiose e avventurose vicende relative al modo di vivere del poeta. In seguito al matrimonio e per sottrarsi ai numerosi creditori si trasferisce in Abruzzo nella «Villa del Fuoco», dove nasce il suo primogenito Mario. Continua però sia la sua fervida attività letteraria, pubblicando il «Libro delle Vergini»; sia quella giornalistica, con articoli riguardo le cronache mondane e altri fatti di costume sul quotidiano Fanfulla. Questa sua ultima attività diventa preponderante quando, rientrato a Roma, vive in via XX settembre con la moglie, la suocera, ed il figlioletto Mario e non si contano le infedeltà del giovane sposo, mentre Maria nel ' 90 si getta addirittura dalla finestra, diviene articolista della Tribuna, ma questo suo impiego non lo gratifica e lo spinge a cercare forme artistiche a lui più congeniali, pubblica le novelle del San Pantaleone e le poesie dell'Isaotta Guttadauro. Nell’aprile 1886 nasce il secondo figlio, ma D’Annunzio riacquista l’entusiasmo intellettuale, artistico e creativo e incontra ad un concerto presso il Circolo Artistico di Via Margutta, il grande amore, Barbara Leoni, ossia Elvira Natalia Fraternali, moglie di Ercole Leoni. L'amore appassionato e intenso ispira la produzione letteraria di un periodo alquanto proficuo determinando la fine della staticità creativa. Nell'estate del 1887 rimane coinvolto in un incidente, durante una crociera con l’amico Adolfo de Bosis e con Mario de Maria; i tre sono salvati da una nave da guerra della marina militare. L’accaduto ispira articoli sulla marina militare confluiti poi nel volume l’Armata d’Italia. Riportato a Venezia viene qui raggiunto dalla Leoni e sempre qui apprende della nascita del suo terzo figlio, il 22 settembre 1887, chiamato Veniero in onore alla città lagunare.La relazione con la Leoni crea non poche difficoltà al D’Annunzio, che desideroso di dedicarsi alla sua nuova passione, il romanzo, e di allontanare dalla mente le difficoltà familiari, si ritira nel convento del Michetti a Francavilla dove elabora in sei mesi  «Il Piacere». Poco tempo dopo, sarà costretto ad abbandonare ogni attività letteraria e

 

 

giornalistica, per adempiere agli obblighi militari, prestando servizio nei cavalleggeri di Alessandria in una caserma romana, per un intero anno scrive poco e poco guadagna e si ammala di febbri malariche. Non è mai stato così infelice, con l'aggravante di essere costretto a vivere fra volgari commilitoni. Terminato il servizio di leva il poeta si separa dalla moglie e si trasferisce in un appartamento nei pressi di piazza di Spagna, dove scrive il Giovanni Episcopo edito a Napoli nel 1892, segue poi un altro trasferimento nel convento con Michetti, luogo ideale per sottrarsi ai creditori e favorevole alla creazione letteraria e poi nel 1891 parte per Napoli assieme a lui.

 

 

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