Make your own free website on Tripod.com

Link 6 | Link7 | Link8 | Link9 | Link10  | link11         | Link12

                                                    Link13 | Link14 | Link15 | Link16 | Link17 | Link18

 

4 dicembre 2002

Domenica, primo giorno di un settembre 2002 strano, iniziato in maniera incolore e finito in un pronto-soccorso di un ospedale di Monza, il San Gerardo, attaccato a una quantità di elettrodi lottando tra la vita e la morte nel bel mezzo di un infarto.
 

Finalmente è arrivato il giorno dell'intervento, il 4 dicembre 2002. E' già da un bel pezzo che sono sveglio, sto aspettando che mi preparino e mi portino in sala operatoria. E' ancora buio nella camera dell'ospedale e io dal quarto piano del reparto Cardiologia guardo giù nel cortile del parcheggio che a mano a mano va riempiendosi di macchine. Guardo e un groppo mi sale in gola, potrebbe essere una delle ultime cose che io vedrò. Sono passati ormai 3 mesi dall'infarto e tutto il travaglio di appuntamenti mancati con la sala operatorio, questa volta forse ci siamo. Incomincia a farsi giorno, i miei compagni di camera incominciano a svegliarsi, evitano di chiedere e tifano per me in silenzio. Io sto nel mio letto completamente nudo e depilato dalla ponta dei piedi alle falangi delle dita. Donatella ha impiegato 3 tubi di Veet e l'infermiera Carla che avrebbe dovuto farlo, non le sembrava vero il non doversi imbrattare tutta di bianco con quella crema puzzolente. Sono le otto e non succede niente, i malati sono ormai svegli e fanno la prima colazione col caffèlatte e i biscotti mentre io in silenzio con gli occhi sbarrati, spero che questa volta mi operino. Alle nove arriva un'infermiera con un panno imbevuto di tintura disinfettante che mi appoggia al centro del torace, proprio lì dove fra poco lo sterno verrà segato,mentre un'altra mi fa una iniezione di preenestesia. 

 


4 dicembre  2002 ore 9:30

“…..Due infermiere si impossessano del letto dove sono sdraiato e incominciano a spingerlo nei corridoi, nell'ascensore, giù, giù verso la sala operatoria. Il primo ad accogliermi è l'anestesista che mi spiega cosa farà, cosa mi darà e per rassicurarmi mi dice che sarà la persona che vedrò al mio risveglio, se mi risveglierò, penso in mente mia. Mi metterà delle cannule alle arterie delle braccia e un ago a tre punte sulla Giugulare dalla parte destra. Mi consiglia di contare mentre mi inietta il liquido anestetizzante.......la mia mente cercava invece di ricordare qualche preghiera imparata da piccolo......Ave o Maria,madre misericordiosa.....e poi il buio, quello senza stelle  e senza pensieri si impadronisce di me , la morte apparente......forse.Dalle ore dieci del 4 dicembre 2002 alle ore dieci del 5 dicembre 2002, viene cancellato un giorno e quel giorno mancherà per sempre dalla mia vita e non saprò mai cosa sia successo in quelle ore, potro in seguito tentare di ricostruire quello che mi è successo dai racconti dei chirurghi e di Donatella o da mamma Gina che mi hanno visto uscire dalla sala operatoria appena operato. Gina, dolce creatura che si è fatta 700Km per non lasciarci soli a 77 anni, da sola, in treno da Chieti. Si lei non ci ha lasciati soli è voluta restare accanto al suo ragazzo e alla sua donna a lottare insieme per rimanere in questa valle di lacrime. 

>>>>>>>