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6 dicembre 2002

Domenica, primo giorno di un settembre 2002 strano, iniziato in maniera incolore e finito in un pronto-soccorso di un ospedale di Monza, il San Gerardo, attaccato a una quantità di elettrodi lottando tra la vita e la morte nel bel mezzo di un infarto.
 

Sono le otto del mattino e io sono già sveglio da un paio d'ore, la luce adesso filtra dal finestrone della camera dell'ospedale. Mi attaccano la solita bottiglia di soluzione fisiologica al braccio destro. Alle dieci visita dei dottori che mi hanno operato. Eliminazione dei due tubi di drenaggio dal petto e un controllo della lunga ferita sullo sterno. Il dolore è insopportabile allorchè uno di loro esercita una leggera pressione con le mani sul mio torace per controllare la posizione dei due tronconi di cassa toracica. Mi controllano la ferita alla gamba sinistra, quella da dove hanno prelevato 50 centimetri di Safena, utilizzata per fare il bypass. Poi vanno via dando l'incarico all'infermiera di farmi scendere dal letto e aiutarmi a mettere seduto sulla poltroncina ai piedi del letto.


 

“…Io mi alzo lentamente e cerco di mettere i piedi per terra, aiutato dall'infermiera, stacco il sedere dal letto, mi rizzo in piedi e il mondo incomincia a girarmi intorno a cento all'ora e io che cerco un appiglio senza trovarlo. L'infermiera mi sorregge e mi fa sedere sullo sgabello, il mondo rallenta, ma la testa mi pesa un quintale, non riesco a tenerla su, gli occhi mi si chiudono e le orecchie mi ronzano, appoggio la testa sulla lettiera e respiro a fondo e lentamente. Cerco di resistere, la volontà mi viene meno, sono disperato, mi sento veramente male è più dura del previsto. Dopo un'ora in quella posizione, mi aiutano a rimettermi a letto. Mi fissano una cintura alla spalliera del letto, mi servirà per tirarmi su in maniera simmetrica, senza sforzare eccessivamente i muscoli pettorali e sentire quindi meno dolore. Debbo dormire con la faccia in su, senza girarmi ne a destra e ne a sinistra per non pregiudicare la saldatura delle ossa sternali e non sentire dei forti dolori. Verso sera questi si fanno insopportabili da richiedere un antidolorifico ( Orudis ) e un Tavor per dormire.

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